Centro Studi Europeo Pasca | La Volpe: La Descrizione dei Bestiari Medievali
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La Volpe: La Descrizione dei Bestiari Medievali

La Volpe: La Descrizione dei Bestiari Medievali

I bestiari medievali descrivono la volpe come un animale molto furbo, fraudolento, astuto ed ingegnoso, falso e sleale. Il giudizio negativo è legato alle bizzarre indicazioni sul come riesca a procurarsi il cibo. Quasi tutti i bestiari narrano che quando la volpe ha fame e non ha nulla da mangiare va a cercare un luogo ove ci sia della terra rossa e vi si rotola per sembrare tutta insanguinata. Poi si getta a terra e resta immobile, come se fosse morta, trattiene il fiato e si gonfia tutta. Così gli uccelli che la vedono giacere, gonfia, tutta rossa di sangue e senza respiro, con la lingua di fuori, credendola morta, si avvicinano alla sua bocca. È così che lei, veloce quanto astuta, li afferra e li divora.

Per le sue caratteristiche la volpe è paragonata al diavolo, che è morto nella fede e nell’anima e, come lei, afferra i peccatori nelle sue grinfie.

Coloro che imitano il comportamento della volpe sono perciò i peccatori della carne, i lussuriosi, ma anche i bugiardi, i ladri, gli idolatri e gli assassini.

Isidoro da Siviglia (VII secolo dC) nell’opera Ethimologiae, fa derivare il nome latino della volpe, vulpes o volupis dalle parole volvere + pes, cioè girare, ruotare le zampe; infatti, egli dice, “la volpe ha le zampe molto mobili e non corre mai in linea retta, ma con giri tortuosi”.

Questo animale è citato più volte nelle Sacre Scritture sempre come esempio di amoralità, per la sua natura fraudolenta e le ingannevoli astuzie. Nel Vangelo il re Erode è paragonato dal Signore alla volpe “che fa danno alla terra con le tane che vi scava” (Lc. 13, 32). Il significato simbolico della citazione è appunto quello che l’uomo (la terra) è danneggiato irrimediabilmente (cioè è ingannato) dalle tane (i peccati: ubriachezza e lussuria, orgoglio, crudeltà e dismisura, arroganza e gola, tradimento, avidità, invidia, furto, slealtà e ira) che scava la volpe (Erdode o, più in generale, il Demonio). Nel Cantico dei Cantici Francesco scrive: “Prendeteci le piccole volpi, che guastano le vigne”, intendendo con “vigne” gli uomini di fede.

Nei bestiari d’amore, dove i poeti medievali enumerano con finalità didattiche le possibili situazioni amorose, la volpe è assimilata all’uomo, che fa di tutto per farsi credere innamorato senza esserlo realmente e, così facendo, si prende gioco della donna.